Perché il tema natale va letto come un sistema complesso

Sai cos'è un sistema complesso? Leggi questo articolo: potresti non guardare mai più i tuoi simboli nello stesso modo. 

 Durante la prima lezione del Percorso abbiamo affrontato una questione che considero tra le più importanti in assoluto: che cos'è un sistema complesso, e perché anche il tema natale andrebbe considerato e trattato come tale. Vista la sua importanza, ho pensato di condividere questo pezzo anche qui, con te.

Partiamo da un dato storico. L'astrologia ci accompagna da millenni, e se è ancora viva non è per caso. In ogni epoca ha assorbito le conoscenze del suo tempo, le ha integrate e se ne è arricchita. Nel Novecento ha fatto suo il linguaggio della psicologia analitica, e ne è uscita trasformata. Oggi ha davanti un'occasione altrettanto grande: la scienza della complessità.

Ti avviso: è un viaggio che fa girare un po' la testa. Ma ordunque, allacciati le cinture.

 

Che cos'è un sistema complesso

Andiamo dritti alla definizione: un sistema complesso è un insieme di molte parti in continua interazione, il cui comportamento non si può capire studiando le parti una per una. Contano gli elementi, certo. Ma contano soprattutto le RELAZIONI tra gli elementi, e ciò che da quelle relazioni nasce.

Ora rileggila pensando al tema natale. Molte parti: pianeti, segni, case, elementi, aspetti. In continua interazione. E un significato che non si capisce studiando i pezzi uno per uno. Calza a pennello, vero?

Per cogliere la differenza, pensa a due cose che volano.

Un aereo è un sistema complicato: milioni di pezzi, ma ognuno fa sempre la stessa cosa, e soprattutto c'è un pilota che decide la rotta.

Uno stormo è un sistema complesso: nessun pilota, nessun uccello conosce la forma che il gruppo sta disegnando nel cielo. Eppure quella forma c'è, e nasce dalle relazioni tra gli uccelli, istante per istante. Il tema natale somiglia molto più allo stormo che all'aereo.

Una precisazione importante. Il tema, come disegno, è fermo: è stampato su un foglio. Il sistema complesso vivo sei TU. Il tema è una mappa per leggerlo, e la complessità è la LENTE con cui ti propongo di guardarla. Una lente, non una prova scientifica dell'astrologia: tra configurazioni del cielo e vita umana parliamo di correlazione, mai di causazione.

 

Se è un sistema complesso, ne valgono le regole

Non parliamo di una moda filosofica. Dagli anni Ottanta esistono centri di ricerca interamente dedicati ai sistemi complessi, come il Santa Fe Institute, e sempre più discipline, dalla biologia alle neuroscienze, ne studiano le proprietà.

E qui arriva il punto. Se il tema natale va letto come un sistema complesso, allora dobbiamo conoscere le caratteristiche dei sistemi complessi e prendere atto che valgono anche nel nostro ambito. Vediamole una per una, ognuna con il suo parallelo astrologico.

1. Contano le relazioni

Lo so cosa stai pensando:

"Eh, ma questo lo sappiamo già! Un pianeta va letto nel segno, nella casa, negli aspetti." 

Vero. Ma attenzione, perché qui c'è il passaggio DIRIMENTE.

Quando analizziamo un tema dobbiamo fare i conti con i limiti della nostra mente. Diciamolo sinceramente: tenere conto di TUTTE le interazioni di un tema natale è impossibile.

Troppi gli elementi che lo costituiscono, troppe le valenze in gioco. Se provassimo a farne un calcolo matematico, i numeri sarebbero da capogiro. E la nostra memoria di lavoro, quella con cui teniamo insieme le informazioni mentre ragioniamo, regge pochi elementi alla volta: le stime più accreditate oscillano tra quattro e sette (George Miller, 1956; Nelson Cowan, 2001). Insomma, siamo già bravi a fare quello che facciamo!

Pensa a un singolo aspetto, per esempio un trigono tra Sole e Urano. Può avere infinite valenze. Dipende dai segni e dalle case in cui cadono, certo. Ma anche dagli altri aspetti che a loro volta formano, dalla domificazione, dall'Ascendente. E magari c'è una Luna importante che parla tutt'altra lingua. E così via, in un intreccio "complicatissimo" da leggere.

Ma c'è un punto ancora più importante.

La scienza dei sistemi complessi ci dice che quell'intreccio non si può trattare in modo lineare, come una somma di tratti da orchestrare abilmente.

Nei sistemi complessi, dalle relazioni emergono qualità, comportamenti e caratteristiche DIVERSI dalla somma delle parti.

Per quanto bene tu metta in fila i pezzi, il risultato non sarà mai la persona.

Attenzione: questo non significa che studiare simboli, segni, case e aspetti sia inutile. Al contrario, è il nostro lavoro, ed è prezioso. Significa sapere che cosa stiamo facendo davvero: stiamo leggendo alcune relazioni, non la persona. Ogni interpretazione è un'ipotesi, una porta da aprire, non una sentenza.

Tradotto: ogni nostra lettura di un tema è, per forza di cose, parziale. 

Non per incompetenza, ma per i limiti della mente umana davanti alla complessità. E qui sta il bello: ciò che emerge davvero da quella rete non lo trovi sul foglio. Lo scopri nella persona, ascoltandola, osservando come vive i suoi simboli. È per questo che una lettura onesta non può essere un monologo: deve diventare un dialogo.

2. Emergenza: chi sei non sta in nessun pianeta

I sistemi complessi hanno una proprietà che, la prima volta che la incontri, ti lascia a bocca aperta: l'emergenza.

Prendi l'acqua. Una singola molecola d'acqua non è "bagnata". Il bagnato non sta nell'idrogeno e nemmeno nell'ossigeno. Nasce quando miliardi di molecole stanno insieme. È una proprietà nuova, che nessuna parte possiede da sola.

Torniamo allo stormo e alziamo gli occhi al cielo di Roma, al tramonto. Migliaia di storni disegnano nuvole danzanti, che si piegano, si allungano, si dividono e si ricompongono in una frazione di secondo. Chi le dirige? NESSUNO.

Lo ha studiato il gruppo di Giorgio Parisi, il fisico romano che nel 2021 ha ricevuto il Premio Nobel per la Fisica per i suoi contributi alla comprensione dei sistemi complessi. Filmando gli stormi in tre dimensioni, i ricercatori hanno scoperto che ogni storno si coordina soltanto con sei o sette vicini. Non vede la forma dello stormo. Non c'è un capo. Eppure, da quelle poche regole locali, emerge un movimento collettivo perfetto.

Il fisico Philip W. Anderson, Nobel nel 1977, lo aveva riassunto in un articolo diventato leggendario, pubblicato su Science nel 1972: More is different, di più è diverso. A ogni livello di organizzazione compaiono proprietà nuove, che non trovi nelle parti.

E qui arriva la domanda vertiginosa. Il tuo cervello conta circa 86 miliardi di neuroni, e nessuno di loro, da solo, "si sente te". Eppure tu ti senti te.

Molti neuroscienziati studiano la coscienza proprio come una possibile proprietà emergente. La questione è ancora apertissima, ma il fatto che la scienza cerchi la risposta nelle relazioni tra le parti la dice lunga.

Ora porta tutto questo nel tema natale. Nessun pianeta "dirige" la personalità, così come nessuno storno dirige lo stormo. Un modo di amare, una vocazione, una paura che ritorna non stanno in Venere, nel Medio Cielo o in Saturno: emergono dall'intero sistema, intrecciati con il corpo, la storia, le relazioni, le scelte.

La tua identità non sta in nessun simbolo. Né nel Sole, né nell'Ascendente.

 

3. L'intero è ALTRO dalla somma delle parti

Molto prima dei fisici, ci era arrivata la psicologia. All'inizio del Novecento, in Germania, Max Wertheimer, Wolfgang Köhler e Kurt Koffka fondano la psicologia della Gestalt, da una parola tedesca che significa "forma".

Tutti citano la loro frase più famosa come "il tutto è più della somma delle parti".

Ma Koffka era più preciso: il tutto è ALTRO dalla somma delle parti.

Non un "di più", come un bonus. Un livello di organizzazione diverso, con qualità sue.

L'esempio più bello è la melodia, proposto già nel 1890 dal filosofo Christian von Ehrenfels. Se suoni una melodia in un'altra tonalità, cambiano TUTTE le note. Eppure la riconosci al primo ascolto. E allora la melodia dov'è? Non è in nessuna nota. È nella relazione tra le note.

Adesso trasferisci la melodia nel tema natale, e preparati a una conseguenza che spiazza. Se la melodia non sta nelle note, allora temi composti da note diversissime possono suonare melodie simili. Un forte bisogno di controllo, per esempio, può emergere in un tema dominato da Saturno, in un altro con Plutone sull'Ascendente, in un altro ancora attraverso una Luna in Vergine messa sotto pressione da aspetti tesi. E, al contrario, le stesse note possono comporre melodie lontanissime.

In altre parole: tra simbolo e tratto caratteriale non esiste una corrispondenza uno a uno. Il tratto è una qualità dell'intero, non di un pezzo. Ed è proprio per questo che i "ricettari" astrologici, per quanto raffinati, non ci bastano mai.

4. Non linearità: piccole cause, grandi effetti

Nei sistemi complessi causa ed effetto non sono proporzionali. Hai presente gli ingorghi che si formano in autostrada senza incidenti né cantieri? Basta una piccola frenata che si propaga da un'auto all'altra, e chilometri più indietro tutto si ferma. Nessuno l'ha deciso.

Nel tema natale succede lo stesso, ed è una bella lezione di umiltà. Il peso di un simbolo non è proporzionale allo spazio che occupa. Uno stellium di cinque pianeti in Bilancia può parlare sottovoce, mentre un'unica quadratura stretta tra Luna e Marte attraversa tutta la vita di una persona. Il conteggio dei punti e le dominanti sono strumenti utili, ma non possono dirci in anticipo dove si nasconde la piccola frenata che crea l'ingorgo.

E vale anche nell'altra direzione, quella che più ci interessa nel lavoro con le persone: un piccolo cambiamento nel modo di vivere un simbolo può riorganizzare molto più di quanto ti aspetteresti. Mentre grandi sforzi nel punto sbagliato possono non spostare nulla.

5. Retroazione: i simboli ti fanno, tu fai i tuoi simboli

E adesso il concetto che, all'inizio, deve proprio farti girare la testa.

In un sistema complesso gli effetti tornano indietro e modificano le cause. Si chiama retroazione, in inglese feedback. L'ha formalizzata il matematico Norbert Wiener nel 1948, fondando la cibernetica. Il termostato che spegne la caldaia quando fa caldo è retroazione. L'applauso che parte timido e contagia tutta la sala, anche.

Il filosofo Edgar Morin la chiama principio ricorsivo: un processo in cui ciò che viene prodotto diventa, a sua volta, produttore di ciò che lo produce. Gli individui fanno la società, e la società fa gli individui. Nessuno dei due viene "prima".

C'è un'immagine perfetta per questo, ed è dello stesso anno di Wiener: Mani che disegnano di M.C. Escher, 1948. Due mani, ognuna delle quali disegna l'altra. Chi ha cominciato? La domanda non ha senso. Ed è esattamente il punto.

Tra te e i tuoi simboli succede la stessa cosa. Il cerchio ha due direzioni.

I simboli ti fanno. I simboli del tuo tema descrivono, in chiave di correlazione, parti di te: modi di sentire, di desiderare, di reagire, di cercare sicurezza. Parti che, interagendo, contribuiscono a darti forma.

Tu fai i tuoi simboli. Qui sta la rivoluzione. Distinguiamo due livelli. Il simbolo come configurazione è fisso: la tua Luna resterà in Scorpione per tutta la vita. Ma il simbolo vissuto, cioè il modo in cui lo esprimi, lo nutri, lo alleni, cambia continuamente. E lo cambi TU.

Non è poesia, è neuroscienza. Nel 1949 lo psicologo Donald Hebb propose un principio che oggi si riassume così: i neuroni che si attivano insieme si connettono insieme. Ogni strada interiore che percorri si rinforza. È la neuroplasticità, e ci accompagna per tutta la vita.

Pensa a un sentiero nel prato. Nasce perché qualcuno ci cammina, e una volta tracciato invita tutti a camminare lì. Ma se cominci a passare altrove, l'erba ricresce sul vecchio sentiero e ne nasce uno nuovo.

Facciamo un esempio concreto con Marte. Una persona con una dimensione marziana molto presente vive spesso la rabbia come esplosione. Ogni esplosione allena il suo Marte a esplodere più in fretta: un circuito che si autoalimenta. Se invece impara a usare la stessa energia come coraggio, capacità di dire di no e mettere confini, spinta ad agire nonostante la paura, avvia un circuito diverso. Il Marte nel tema non si è spostato di un grado. Il Marte vissuto è un altro.

Ecco perché le vecchie frasi come "Ho Saturno opposto al Sole in X, quindi la mia carriera sarà bloccata" non reggono più. È una logica meccanica, da orologio: l'input A produce l'output B. Un retaggio culturale che con la complessità non ha niente a che fare.

Non sei un ricettore passivo che subisce il proprio tema: partecipi, ogni giorno, a scriverne il significato.

 

Perché tu NON sei il tuo tema natale

Arriviamo così a una conclusione radicale. Identificarsi in modo rigido con il proprio tema natale non è solo poco sano, perché ci toglie potere di scelta. È proprio inesatto.

Il "tu" che emerge, che prova emozioni e prende decisioni, è qualcosa di ALTRO dalla somma dei pianeti stampati su quel foglio. Il tema mappa le relazioni tra le tue parti. Ma il significato vissuto prende forma solo quando quella struttura incontra l'ambiente, le persone, l'esperienza.

Il tema natale non si cambia. Il modo in cui lo abiti, SÌ.

Non siamo costrutti finiti. Siamo emergenze in corso.

E tu? Se questi argomenti ti incuriosiscono, se ti affascina la possibilità di intendere e praticare l'astrologia in modi nuovi, raccontamelo nei commenti: quale passaggio di questo articolo ti ha fatto girare di più la testa?

 

Per approfondire

  • Giorgio Parisi, In un volo di storni. Le meraviglie dei sistemi complessi, Rizzoli, 2021.
  • Edgar Morin, Introduzione al pensiero complesso, Sperling & Kupfer, 1993.
  • Fritjof Capra, La rete della vita, Rizzoli, 1997.
  • Gregory Bateson, Verso un'ecologia della mente, Adelphi, 1976.
  • Kurt Koffka, Principi di psicologia della forma, Boringhieri, 1970.
  • Norbert Wiener, La cibernetica. Controllo e comunicazione nell'animale e nella macchina, Il Saggiatore.
  • Stanislas Dehaene, Coscienza e cervello. Come i neuroni codificano il pensiero, Raffaello Cortina, 2014.

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